
Dead Man Walking...Uomo morto che cammina.
Questa espressione, comunemente usata tra i carcerieri americani assegnati al braccio della morte, sta ad indicare l'ultima
"passeggiata" del condannato a morte dalla sua cella al patibolo e il tema della pena di morte è appunto il tema centrale del film, in cui una suora (Susan Sarandon) viene chiamata a fare da guida spirituale, vale a dire l'unica persona che può assistere un condannato a morte nei suoi ultimi sei giorni, a Matthew Poncelet (Sean Penn), accusato di aver stuprato, aiutato da un complice, una ragazza e di averla poi uccisa insieme al suo fidanzato.
Matthew si dic
hiara sempre innocente e scarica ogni colpa sul suo complice, fino a quando,a pochi istanti dalla sua condanna, tra momenti di disperazione e di paura, Helen riesce a far breccia nel cuore di Matt che, le confessa a di essere stato lui ad uccidere il ragazzo ed averne violentato la fidanzata, ottenendo così quella libertà spirituale che appartiene solo alla verità.
Matt avrà, una volta nella camera della morte, la forza di chiedere perdono al padre del ragazzo da lui ucciso ed augurare
ai genitori della ragazza di poter trovare sollievo dalla sua esecuzione.
Durante il film è facile notare l'aspra critica da parte del regista (Tim Robbins) e dei due attori principali (Sean Penn e Susan Sarandon, che grazie a questo film riceverà l'oscar come migliore attrice protagonista) contro la pratica della pena di morte ma soprattutto una
critica alla società americana che emerge dalla vicenda del complice del protagonista giustiziato che, reo quanto il suo compagno, riesce ad evitare la pena di morte potendosi permettere spese legali più elevate.
Un film a tratti lento che però ci fa ben percepire l'atroce agonia del condannato a morte che si conclude con la morte del protagonista in un crescendo di emozioni forti e contrastanti a metà fra la compassione e la voglia di vendetta per i poveri ragazzi.