Questo film, tratto dal romanzo di Antonio Pennacchi, "il fasciocomunista", ci si presenta come racconto in cui viene analizzata la società italiana tra gli anni ‘60 e ’70 attraverso il ritratto di una tipica famiglia di provincia. Un’ Italia che ci viene proposta dal punto di vista della famiglia Benassi, composta dal padre, operaio cattolico, dalla madre (Angela Finocchiaro), che cresce i figli a suon di schiaffoni, e da tre figli completamente diversi tra loro.
La storia è incentrata sulla vita di Accio (Elio Germano), il più piccolo dei tre figli, chiamato così perché sin da piccolo è la disperazione dei suoi genitori, scontroso e istintivo, ma anche studente dotato e da subito “dalla parte degli ultimi”, che ben presto si scrive all’ M.S.I. e diventa un picchiatore neofascista, ritornado sui suoi passi quando si rende conto che i dirigenti del partito non partecipano all’ azione e alcuni suoi compagni erano intenzionati a dar fuoco alla macchina del fratello Manrico (Riccardo Scamarcio), operaio di sinistra che trascina gli altri operai allo sciopero.
Fra i due fratelli c’è un confronto senza fine, inizialmente sono su due opposti fronti politici, poi amano la stessa donna, un confronto fatto di botte e di fughe che ci fa
capire quanto i due in realtà non siano poi così diversi e quando alla fine Manrico viene ucciso dalla polizia (per un omicidio di cui si era macchiato ai danni del titolare della fabbrica in cui lavorava) sarà proprio Accio a prendersi cura della sua famiglia e riuscirà finalmente a favorire gli “ultimi”, come era da sempre sua intenzione, occupando le case in attesa di assegnazione e regalando alla madre e a molte altre persone la casa che da anni le era stata promessa.
Questo film, a differenza di altri film italiani sull’argomento, riesce a regalarci un bel quadro dell’Italia durante il periodo degli anni di piombo senza risultare mai pesante, anzi, il film, anche grazie all’ottima interpretazione di Elio Germano, che riesce quasi sempre a strappare un sorriso al pubblico, e ad un’Angela Finocchiaro che si cala magistralmente nel ruolo, scorre piacevolmente in un susseguirsi di eventi che segnano l’Italia ed immancabilmente anche la famiglia Benassi.